nostro inviato a Pescara

Buchi neri, riscontri vacui, svarioni investigativi. Cominciano a vacillare le granitiche risultanze della prima ora. Anche perché nell’ordinanza d’arresto di Ottaviano Del Turco una sola intercettazione sembra dare conforto all’impianto accusatorio. Il resto è frutto delle sole dichiarazioni dell’imprenditore-pentito Vincenzo Angelini (e dei nastri da lui registrati) che quando s’accorge di rischiare la galera decide di collaborare. In extremis è passato da corruttore a concusso, ecco perché bisognerebbe andarci cauti sulla genuinità di certe dichiarazioni.

I conti non tornano
Il gip è chiaro: «Le indagini non hanno evidenziato sin qui situazioni atte a riscontrare incassi diretti di denaro contante in conseguenza delle dazioni effettuate dall’imprenditore Angelini». Ma c’è un però: «Tale circostanza, però, non è assolutamente idonea a inficiare l’ipotesi accusatoria». Il ragionamento è tortuoso, capzioso: se non c’è traccia che i soldi siano effettivamente finiti nelle tasche di Del Turco, vuol dire che li ha presi qualcun altro per suo conto. Allo stesso modo l’acquisto di tre case con i proventi della corruzione sarebbe riconducibile solo a «operazioni immobiliari non del tutto trasparenti». Da qui ad avere la prova ce ne passa. Perché se è vero che al presidente della Regione l’imprenditore Angelini ha versato tangenti per 6 milioni; se è vero che nei conti correnti del presidente non sono emerse cifre enormi fuori posto; se è vero che le intercettazioni di Del Turco sembrano andare tutte in una direzione sfavorevole all’accusa; se è vero anche che nelle «sospette» operazioni di giroconto per l’acquisto degli appartamenti di Del Turco c’è una fuoriuscita di liquidità al massimo di 1milione e 279mila euro (tre operazioni da 269mila, 576mila, e 453mila euro), la domanda sorge spontanea: ma dove sono finiti i restanti 4milioni 721mila euro di tangenti di Ottaviano Del Turco? La Gdf li cerca ancora.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=276777

Pubblica un Commento

*
*