Archiviazioni mensili: Agosto 2008

Scarica l’elenco dei 101 film scelti dai critici per le scuole (file pdf)invia un commento leggi i commenti Tra i ragazzi che oggi frequentano la scuola media e il liceo e le immagini, la storia, di Roma città aperta, il film di Roberto Rossellini del 1945, c’è una distanza che appare incolmabile. Cinquanta anni: un altro mondo, un’altra Italia. Un tempo che è stato raccontato dal cinema e che proprio attraverso le pellicole vuole essere ricordato nelle scuole. Perché i ragazzi possano conoscere e capire il proprio Paese. Ecco allora cento film. Cento titoli selezionati dalla commissione de Le giornate degli autori, su un arco di 36 anni, dal 1942 al 1978. Da Roma città aperta a C’eravamo tanto amati, dalla Liberazione all’avvento delle tv private, generazioni di italiani si sono riconosciute nei volti, nelle storie, negli stili del nostro cinema aristocratico e popolare, improvvisato e industriale, d’autore o di genere, ma sempre libero e imprevedibile. Eppure, a trent’anni dalla fine di quella grande stagione, molto resta da fare per difendere e valorizzare questo straordinario patrimonio e il suo potenziale culturale. I film infatti, o almeno certi film, vanno tutelati e fatti conoscere così come si fa con le piazze, i giardini, i palazzi, i monumenti di pubblico interesse. Perché se è impossibile capire il Risorgimento senza il melodramma, o il Novecento senza Svevo e Pirandello, è altrettanto arduo capire il trentennio 1945-1975 senza Rossellini e De Sica, Visconti e Fellini, Risi e Monicelli, ovvero senza Sordi e Totò, Loren e Mangano, Zavattini e Amidei.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78486

«Sono orgogliosa di essere qua come madre, come democratica, come senatrice di New York, come americana, e sono un’orgogliosa supporter di Barack Obama»: ha esordito così Hillary Rodham Clinton sul podio della Convention Nazionale del Partito Democratico a Denver, dove è stata accolta da due minuti di applausi che stentavano a spegnersi. Solo all’inizio ha tradito un briciolo di emozione; ma poi, senza esitazione e senza lasciar trasparire il benché minimo risentimento, ha esortato i democratici a votare compatti per Obama presidente. «Non conta se avete votato per me o per Barack», ha detto l’ex “first lady”. «Ora è il momento di essere uniti come un solo partito, con un unico scopo. Non avete lavorato così duramente negli ultimi diciotto mesi, o resistito negli ultimi otto anni, per soffrire con altre leadership fallimentari». E ha aggiunto: «No way, no how, no McCain», cioè a dire tassativamente “no” a spostare i voti sul rivale repubblicano John Mcain, come il 30 per cento dei clintoniani sembrano invece intenzionati a fare. Con le telecamere del mondo puntate in faccia, Clinton hanno saputo mostrare entusiasmo e trasporto, ma c’è chi giura che non hanno digerito l’amaro boccone della sconfitta. Eppure Hillary non è stata affatto tenera con il suo «amico» McCain, accusato di voler proseguire la disastrosa opera dell’attuale inquilino della Casa Bianca, George W.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78398

«Non comprendiamo tanta violenza». Così Padre Gabriele, padre provinciale dei Frati Minori, commenta il tragico episodio avvenuto martedì sera nel Convento di San Colombano Belmonte in Canavese. Uno dei frati francescani, Sergio Baldin, di 49 anni, è ricoverato in coma all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, ed altri tre religiosi, Basilio Guarini, Giorgio Battagliotti e Giuseppe Magliano, rispettivamente di 76, 81 e 86 anni, che hanno riportato un trauma cranico, con una prognosi di 30 giorni.

I maviventi incappucciati dopo essere penetrati nel Convento hanno malmenato i religiosi colpendoli a bastonate, poi si sono dati alla fuga, dopo aver sottratto del denaro, il cui importo non è stato ancora al momento quantificato. Solo verso le 21 uno dei religiosi è riuscito a liberarsi e a dare l’allarme. Nel convento è stato fatto un sopralluogo per verificare cosa realmente è stato sottratto e se gli aggressori abbiano lasciato tracce utili alle indagini.

«C’erano stati altri piccoli episodi di furti – aggiunge Padre Gabriele – ma come avvengono in tutti i conventi. Non capiamo però quanto avvenuto».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78412

Israele ha liberato lunedì mattina 198 detenuti palestinesi. Nella prima mattinata sono stati identificati nel campo militare di Ofer (Cisgiordania) e fatti salire su autobus diretti verso la città palestinese di Ramallah. Lo ha riferito la radio militare. A Ramallah gli ex detenuti sono attesi dal presidente dell’ Anp Abu Mazen, che li riceverà nei suoi uffici della Muqata. Il provvedimento, che avviene a poche ore dall’inizio di una nuova spola diplomatica fra Gerusalemme e Ramallah del Segretario di stato Usa Condoleezza Rice, è stato deciso dal governo di Ehud Olmert nel tentativo di rafforzare la posizione di Abu Mazen. Si attende nella giornata di lunedì la visita in Israele proprio della Rice. Tra i rilasciati c’è anche il prigioniero palestinese detenuto in Israele da più tempo, Said al-Atabeh, 57 anni, del Fronte democratico per la liberazione della Palestina. Atabeh è stato arrestato nel 1977 e condannato all’ergastolo per il coinvolgimento in un attentato che ha ucciso una donna israeliana e ferito decine di persone. La maggioranza dei detenuti liberati fanno riferimento all’area politica di Al Fatah. Secondo la radio militare la liberazione dei detenuti, che si sono impegnati a non ricorrere più in futuro alla violenza contro Israele, è stata influenzata anche dalla imminenza del digiuno islamico del Ramadan.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78345

È mercoledì 21 agosto il giorno in cui la storia del comunismo europeo volta pagina, in modo tragico. E inappellabile. Le truppe sovietiche invadono la “vicina” Cecoslovacchia. Una risposta totalitaria alla politica che oggi si direbbe “riformista” dell’allora leader del Partito comunista Alexander Dubcek. Tutto ha inizio nel gennaio del 1968, quando Dubcek, principale esponente dell’ala innovatrice, diventa Segretario del Partito. E dà avvio a una serie di provvedimenti destinati a rinnovare profondamente, attraverso piccole ma significative riforme democratiche, il sistema politico ed economico del paese: ad aprile viene avviato ‘il programma d’azione’ attraverso il quale, a fronte del modello sovietico pianificato, si apre uno spiraglio al pluralismo economico e a quello politico. Dopo decenni infatti viene introdotta la libertà di stampa e di opinione e viene consentita la nascita di nuovi partiti. Comincia quella che alla storia passerà come “la primavera di Praga”, e che avrà durata breve. Qualche mese infatti e i sovietici, fino a quel momento attenti controllori dell’apparato politico cecoslovacco, decidono che il limite è stato superato: la politica del rinnovamento è una sponda pericolosa per il regime, soprattutto se il principio libertario rischia di propagarsi a tutti i paesi del Patto di Varsavia. Alcuni esponenti comunisti cominciano a organizzarsi e a ordire un complotto.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78207

Comincia con «un grave annuncio da Praga» la cronaca delle giornate dell’invasione sovietica in Cecoslovacchia. È il 21 agosto 1968 e su le pagine de l’Unità si raccontano l’«emozione e la profonda preoccupazione nel movimento operaio internazionale». Ma è solo l’inizio. Il giorno successivo, 22 agosto il giornale riporta la drammatica successione degli avvenimenti, le reazioni dei partiti comunisti europei, in particolare quello francese, della Cgil e di altre associazioni che deplorano l’invasione; ma c’è soprattutto il comunicato dell’ufficio politico del Pci, che esprime il suo «grave dissenso» e la «propria solidarietà con l’azione di rinnovamento condotta dal Partito comunista cecoslovacco». La rottura e la presa di distanza dall’intervento sovietico sono nette e storiche. E si consolidano giorno dopo giorno. Il 23 agosto, in prima pagina, si legge la dichiarazione del segretario Luigi Longo, che parla a nome del Comitato centrale sugli ultimi sviluppi degli avvenimenti cecoslovacchi: «L’ufficio politico del nostro partito ha manifestato la propria riprovazione dell’intervento militare ritenendolo ingiustificato e considerando che compete ai comunisti e al governo di Cecoslovacchia di garantire la difesa del sistema socialista e il rinnovamento democratico del loro paese». Poi nelle pagine interne l’inviato a Vienna, Giuseppe Boffa, racconta il congresso straordinario, riunito in una fabbrica a Praga, del Partito cecoslovacco.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78204

Comincia con «un grave annuncio da Praga» la cronaca delle giornate dell’invasione sovietica in Cecoslovacchia. È il 21 agosto 1968 e su le pagine de l’Unità si raccontano l’«emozione e la profonda preoccupazione nel movimento operaio internazionale». Ma è solo l’inizio. Il giorno successivo, 22 agosto il giornale riporta la drammatica successione degli avvenimenti, le reazioni dei partiti comunisti europei, in particolare quello francese, della Cgil e di altre associazioni che deplorano l’invasione; ma c’è soprattutto il comunicato dell’ufficio politico del Pci, che esprime il suo «grave dissenso» e la «propria solidarietà con l’azione di rinnovamento condotta dal Partito comunista cecoslovacco». La rottura e la presa di distanza dall’intervento sovietico sono nette e storiche. E si consolidano giorno dopo giorno. Il 23 agosto, in prima pagina, si legge la dichiarazione del segretario Luigi Longo, che parla a nome del Comitato centrale sugli ultimi sviluppi degli avvenimenti cecoslovacchi: «L’ufficio politico del nostro partito ha manifestato la propria riprovazione dell’intervento militare ritenendolo ingiustificato e considerando che compete ai comunisti e al governo di Cecoslovacchia di garantire la difesa del sistema socialista e il rinnovamento democratico del loro paese». Poi nelle pagine interne l’inviato a Vienna, Giuseppe Boffa, racconta il congresso straordinario, riunito in una fabbrica a Praga, del Partito cecoslovacco.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78204

I cittadini hanno davvero paura. E allora le amministrazioni comunali di Cesano Maderno, Limbiate e Segrate hanno già concesso in uso gratuito ai carabinieri che lavorano sul loro territorio, stando agli accordi col Comando generale, una Fiat Grande Punto. Si stanno muovendo in questa direzione anche i sindaci di Desio, Muggiò, Solaro, Nova Milanese e Seregno, ma la sensazione è che la scelta porti all’effetto domino. Del resto, fuori per l’indulto, i malviventi rapinano, spianano le armi contro gli uomini in uniforme, sequestrano ostaggi e uno uccide persino una pensionata per borseggiarla. Sono scatenati. «Ho constatato che i mezzi in dotazione ai militari dell’Arma di Limbiate – chiarisce Antonio Romeo il sindaco – sono insufficienti. Avere un’auto in più per pattugliare la città e fronteggiare gli episodi criminali è importante. Da noi i carabinieri, per quanto mi risulta possono contare su due Punto e una vecchia Tipo. Macchine che ormai hanno fatto il loro tempo. Quindi abbiamo deciso di stanziare ventimila euro per acquistare una nuova macchina». Anche a Desio il capo della giunta di centrodestra ha già deciso di mettere mano al bilancio comunale per far saltar fuori i soldi che servono per comprare la Grande Punto nuova fiammante da mettere nelle mani dei carabinieri. «Abbiamo la fortuna d’avere in città un comando di compagnia che comporta una nutrita presenza di uomini con le stellette e gli alamari.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284976

Anche domani l’edizione deil Giornale di Genova e della Liguria torna in edicola con quattro pagine in più dedicate alla cronaca di Milanoe della Lombardia per offrireun servizio in più ai turistiin vacanza nella nostra regione

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284952

Il secondo 0-0 della serata nella partita più attesa, fra Milan e Juve. Sul finire un infortunio a Nedved, che esce sorretto a braccia: rischia di saltare il debutto in campionato con la Fiorentina, il preliminare di Champions è una formalità. Kalac riscatta in parte i 5 gol subiti a Mosca dal Chelsea respingendo un colpo di testa di Amauri. Alessio Secco, ds della Juve, conferma che Tiago ha rifiutato l’Everton (Inghilterra), preferisce l’Atletico Madrid. In acrobazia sbaglia una rete fatta, manovra a ritmi troppi bassi. Delizioso invece il baby padovano Christian Pasquato, già a segno per la Juve nel Luigi Berlusconi. Recupera palloni, meriterebbe il gol al 12’: sbilanciato, chiude alto. Seedorf si impegna per allontanare la concorrenza di Ronaldinho, nel Milan si vede anche Strasser (Sierra Leone), che in allenamento Ancelotti ha dovuto invitare alla calma perché entrava troppo duramente. Si va ai rigori, segnano in 8 (Seedorf e Ariaudo, Brocchi e il portiere Chimenti, Paloschi e Legrottaglie, Osuji e Pasquato), calcia alto Ambrosini, Amauri se lo fa parare, come Favalli, decide Molinaro. Per la sesta volta il trofeo è della Juve (4 punti come il Milan, ma si è aggiudicata lo scontro diretto), nonostante i rossoneri abbiano realizzato l’unico gol.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284887