«Sono orgogliosa di essere qua come madre, come democratica, come senatrice di New York, come americana, e sono un’orgogliosa supporter di Barack Obama»: ha esordito così Hillary Rodham Clinton sul podio della Convention Nazionale del Partito Democratico a Denver, dove è stata accolta da due minuti di applausi che stentavano a spegnersi. Solo all’inizio ha tradito un briciolo di emozione; ma poi, senza esitazione e senza lasciar trasparire il benché minimo risentimento, ha esortato i democratici a votare compatti per Obama presidente. «Non conta se avete votato per me o per Barack», ha detto l’ex “first lady”. «Ora è il momento di essere uniti come un solo partito, con un unico scopo. Non avete lavorato così duramente negli ultimi diciotto mesi, o resistito negli ultimi otto anni, per soffrire con altre leadership fallimentari». E ha aggiunto: «No way, no how, no McCain», cioè a dire tassativamente “no” a spostare i voti sul rivale repubblicano John Mcain, come il 30 per cento dei clintoniani sembrano invece intenzionati a fare. Con le telecamere del mondo puntate in faccia, Clinton hanno saputo mostrare entusiasmo e trasporto, ma c’è chi giura che non hanno digerito l’amaro boccone della sconfitta. Eppure Hillary non è stata affatto tenera con il suo «amico» McCain, accusato di voler proseguire la disastrosa opera dell’attuale inquilino della Casa Bianca, George W.
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