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I cittadini hanno davvero paura. E allora le amministrazioni comunali di Cesano Maderno, Limbiate e Segrate hanno già concesso in uso gratuito ai carabinieri che lavorano sul loro territorio, stando agli accordi col Comando generale, una Fiat Grande Punto. Si stanno muovendo in questa direzione anche i sindaci di Desio, Muggiò, Solaro, Nova Milanese e Seregno, ma la sensazione è che la scelta porti all’effetto domino. Del resto, fuori per l’indulto, i malviventi rapinano, spianano le armi contro gli uomini in uniforme, sequestrano ostaggi e uno uccide persino una pensionata per borseggiarla. Sono scatenati. «Ho constatato che i mezzi in dotazione ai militari dell’Arma di Limbiate – chiarisce Antonio Romeo il sindaco – sono insufficienti. Avere un’auto in più per pattugliare la città e fronteggiare gli episodi criminali è importante. Da noi i carabinieri, per quanto mi risulta possono contare su due Punto e una vecchia Tipo. Macchine che ormai hanno fatto il loro tempo. Quindi abbiamo deciso di stanziare ventimila euro per acquistare una nuova macchina». Anche a Desio il capo della giunta di centrodestra ha già deciso di mettere mano al bilancio comunale per far saltar fuori i soldi che servono per comprare la Grande Punto nuova fiammante da mettere nelle mani dei carabinieri. «Abbiamo la fortuna d’avere in città un comando di compagnia che comporta una nutrita presenza di uomini con le stellette e gli alamari.

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Arie di musica classica e slogan indipendentisti da una parte. Rumori di cingolati e artiglieria dall’altra. In mezzo solo 50 chilometri. Suoni differenti percorrono le strade di Tskhinvali e Gori. Qui la notte non si dorme per il via vai di carri armati russi. Lì un grande direttore d’orchestra, Valery Gergiev, tiene un concerto per le vittime della guerra, mentre manifestanti chiedono l’autonomia da Tbilisi. Ai bordi, però, da entrambe le parti, le stesse rovine. Quelle del mini-conflitto caucasico che ha sconvolto le vite di osseti e georgiani. Le due città, simbolo delle «aggressioni» partite da Mosca e Tbilisi, si riprendono lentamente dall’incubo. Ma paure, fantasmi e venti di vendetta sono dietro l’angolo. A Tskhinvali, capitale della repubblica secessionista dell’Ossezia del Sud, il 20-30 per cento degli edifici è distrutto. A causare i danni maggiori, l’attacco georgiano via aria, sferrato tra il 7 e l’8 agosto. La città, in mano a russi e truppe ossete, prova a risollevarsi. Più di 15mila persone, fuggite durante gli scontri, hanno fatto ritorno. Ingegneri russi – racconta Russia Today – lavorano per ricostruire le infrastrutture. Le forniture di acqua sono riprese. Come pure quelle dell’elettricità. In queste ore l’urgenza più impellente è riparare i vetri delle finestre: tra circa un mese, venti gelidi inizieranno a battere la zona. Ma ci sono anche le scuole: i bambini devono tornare a breve in classe.

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da MilanoIl settore delle compagnie aeree vive un momento quanto mai difficile, a causa della frenata dell’economia e della corsa del costo dei carburanti, tanto che un rapporto della società di consulenza AlixPartners prevede una raffica di fallimenti nell’immediato futuro, destinati ad aggiungersi ai molti già verificatisi: negli ultimi due anni 24 compagnie aeree Usa hanno fatto ricorso al Chapter 11. Ieri Continental Airlines, la quarta compagnia aerea statunitense, ha annunciato di aver chiuso il secondo trimestre con perdite per circa tre milioni di dollari, contro un utile di 228 milioni dello stesso periodo di un anno fa. E anche le compagnie low cost vanno in crisi: Ryanair ha annunciato che ridurrà i voli settimanali sullo scalo londinese di Stansted, il suo hub principale, in risposta al caro petrolio e alla pressione fiscale; anche il numero degli aerei utilizzati scenderà del 25 per cento. La compagnia leader nei viaggi low cost stima di trasportare da Stansted 900mila passeggeri in meno quest’inverno. E il sindacato dei piloti americani denuncia la Us Airways, la principale compagnia low cost statunitense, perchè fa volare i suoi jet con serbatoi al limite per ridurre i costi del carburante. Eppure, c’è chi crede nella ripresa in tempi brevi: è il caso dell’Argentina, dove la compagnia aerea Aerolineas Argentinas ritorna sotto il controllo dello Stato. Lo ha annunciato il ministro dei Trasporti, Ricardo Jaime, dopo che il governo di Buenos Aires è riuscito a trovare un accordo con il gruppo spagnolo Marsans, a cui apparteneva la compagnia.

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