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A Milano non nascono i fiori, secondo una vecchia canzone. A Milano però nasce di tutto e non dal niente. A Milano c’è stato un sindaco leghista che, nel ’93, diede l’Ambrogino d’oro a tutte le vittime della strage di via Palestro, tranne una: il marocchino Driss Moussafir (non dimentichiamo il suo nome) dilaniato mentre dormiva su una panchina. E oggi c’è il sindaco Moratti, che ha cercato di cacciare dalle scuole i bambini immigrati, secondo lei «illegali». Ora, contro l’emergenza criminalità, ingiustamente assimilata all’immigrazione, ci sono perfino i soldati, mandati a farsi riprendere dalla tv proprio lì, dove è stato assassinato un ragazzo italiano, colpevole di essere nero. E il vicesindaco De Corato ha il coraggio incivile di andare in tv a dire che «parlare di razzismo a Milano è un’offesa per la città». Giusto la stessa reazione di chi, quando si parla di mafia, sostiene che si offende la Sicilia. Invece no, non si offende Milano dicendo la verità sui suoi amministratori che per anni hanno predicato e praticato il razzismo.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79030

Vedere quelle immagini, un brivido lungo la schiena. Gianluca Melillo, 20enne napoletano, vede l’incidente di Madrid e non riesce a non pensare al 30 luglio. «Eravamo a Capodichino, in partenza per Rodi». Stessa compagnia. L’aereo è diverso. Quello che sta rullando sulla pista di Capodichino è un Airbus 320. Nel racconto sembra di essere a Barajas. «Il pilota ha accesso i motori. Poi ha bloccato tutto: uscivano scintille da un motore». Qui le cose prendono una piega diversa. «Ci hanno fatti sbarcare». A mezzanotte arriva un Md82, lo stesso tipo di aereo del disastro, un velivolo sicuro, oggi dismesso dalle compagnie aeree principali solo per i costi di gestione troppo elevati. «Aveva anche quella scritta aggiuntiva sulla fiancata: STAR», le stesse quattro lettere che si intravedono nella carcassa martoriata del volo JK 5022. «Sembrava lo stesso». Rivederlo dà una sensazione di morte sfiorata.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284807

No, no, no. Sarà pure figlio del vento, ma un dio proprio no. E quel suo atteggiarsi a divinità dell’Olimpo, quelle sue danzette tribali (prima e dopo la gara), quel suo finale irridente e irriverente verso gli avversari lasciati alle spalle sono proprio indigeribili. Per l’amor di Dio (quello vero), che Usain Bolt sia un campione non si discute: doppio oro e doppio record mondiale, roba da Jesse Owens o giù di lì. Ammettiamolo, ha lasciato il segno nella storia olimpica. Ma questo non giustifica il suo comportamento. Certo, lo spirito decoubertiano resta una favola stile Alice nel paese delle meraviglie. Altro che partecipare, alle Olimpiadi gli atleti corrono per vincere, o almeno ci provano. E non puntano solo all’alloro (il giamaicano già pregusta i quindici milioni di dollari all’anno che gli pioveranno addosso tra sponsor e accordi commerciali). Ma un pizzico di stile, e di sale in zucca, non guasterebbe mica. Sei il più forte? Complimenti, ma con quale diritto la tua vittoria deve diventare umiliazione per gli altri? Neppure Carl Lewis negli anni del suo travolgente successo osava tanto, ostentava tanto, strabordava tanto.E così la giovane saetta ha attirato pure l’attenzione del presidente del Comitato olimpico. Vabbe’, che il Cio parli di stile fa un po’ ridere, dopo che ha portato alle Olimpiadi keirin, bmx, taekwondo e si prepara ad aprire le porte al calcio-balilla e a chissà che altro… Ma forse la strigliata all’atleta giamaicano è l’unica cosa di buon senso che i padroni dei cinque cerchi abbiano partorito.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284797

Quando uscì alcuni lo definirono la premessa di Gomorra: arriva questa sera all’Arianteo spazio cinema nei chiostri dell’umanitaria (alle 21.30, 5 euro) «Biutiful Cauntri», film denuncia di Esmeralda Calabria. Allevatori che vedono morire le proprie pecore per la diossina. Un educatore ambientale che lotta contro i crimini ambientali. Contadini che coltivano le terre inquinate per la vicinanza di discariche. Storie del massacro di un territorio, quella Campania che, con 1200 discariche abusive di rifiuti tossici, ha per sfondo una camorra imprenditrice che usa camion e pale meccaniche al posto delle pistole.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280223

Cinquemila euro a testa. Tanto, più o meno, i dipendenti del comune di Rho (Milano), dovranno restituire alle casse dell’ente. Soldi loro elargiti illegittimamente dalle precedenti giunte di centrosinistra. La Corte dei Conti ha infatti condannato gli ex amministratori e alcuni dirigenti a rifondere la somma. Che ora dovrà essere recuperata in maniera forzata dai 335 dipendenti, compresi i pensionati. I giudici hanno accertato che i premi sarebbero stati spalmati a tutti. «Una vicenda che dimostra la negligenza di chi ci ha amministrato – protestano i dipendenti -. Gli ex amministratori non metteranno mano al portafogli, grazie all’assicurazione che li tutela; per noi, invece, un salasso forzato. Resisteremo legalmente».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=276832

Ultim’ora: Alleanza nazionale picchia sempre duro sulla Provincia di Milano. E lo fa per nome e per conto del diritto al bagnetto di quelli che frequentano l’Idroscalo. Sì, diritto alla nuotatina che spinge An ad un furore politico apparentemente incomprensibile dopo la decisione dell’amministrazione di via Vivaio di non far sborsare neppure un cent a chi, di sabato e di domenica, bazzicherà le piscine dell’Idroscalo. «Tranquilli, non ci siamo bevuti il cervello» replica Giovanni De Nicola, capogruppo provinciale di An: «Quella delle piscine gratis è solo la furbata». In soldoni, accusa An, la Provincia consentendo «l’accesso gratuito alle tre piscine della struttura» spera così di «non dover spiegare perché da un anno e passa c’è divieto assoluto di balneazione nelle acque dell’Idroscalo». Ma, aggiunge De Nicola, «la capienza totale delle piscine è di appena 600 posti» ovvero «per i 150mila milanesi che frequentano l’Idroscalo non c’è possibilità di farsi il bagnetto». Nota, quest’ultima, che offre il destro a Palazzo Isimbardi per replicare di «aver ereditato dalla precedente amministrazione solo una piscina attiva e che, invece, adesso ce ne sono tre». La questione, evidentemente, non sta nei numeri e non sta certo nelle note stampa di An o della Provincia: i milanesi hanno diritto a tuffarsi nelle acque dell’Idroscalo.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=276696