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Almeno 31 persone sono morte e decine sono rimaste ferite venerdì pomeriggio a Dujail, 40 km a nord di Baghdad. Un kamikaze ha fatto esplodere un camion carico di esplosivo nei pressi di un posto di polizia. Si è trattato dell’attentato più sanguinoso in Iraq da tre mesi.L’attentato è avvenuto intorno alle 18 ora locale (le 17 in Italia), poco prima dell’Iftar, la rottura serale del digiuno del Ramadan. Ma se ne è avuta notiza solo in tarda serata. Il camion imbottito di esplosivo e guidato da un attentatore suicida è scoppiato davanti a un posto di polizia. Quest’ultimo era difeso da protezioni di calcestruzzo dette «T-Walls», ormai diffuse in tutto l’Iraq, che impediscono ai mezzi di avvicinarsi agli edifici.Il camion è esploso contro una di queste, ma lo scoppio è stato così forte che ha ucciso e distrutto tutto quello che si trovava intorno su di un vasto raggio. Buona parte delle vittime sono civili. Dujail è una città sciita, nonostante si trovi nella provincia sunnita di Salaheddine, roccaforte di al Qaida insieme a Diyala e Ninive. A Dujail Saddam Hussein nel 1982 scampò ad un attentato: per rappresaglia fece uccidere 140 persone. Per questa strage è stato condannato a morte.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78965

È mercoledì 21 agosto il giorno in cui la storia del comunismo europeo volta pagina, in modo tragico. E inappellabile. Le truppe sovietiche invadono la “vicina” Cecoslovacchia. Una risposta totalitaria alla politica che oggi si direbbe “riformista” dell’allora leader del Partito comunista Alexander Dubcek. Tutto ha inizio nel gennaio del 1968, quando Dubcek, principale esponente dell’ala innovatrice, diventa Segretario del Partito. E dà avvio a una serie di provvedimenti destinati a rinnovare profondamente, attraverso piccole ma significative riforme democratiche, il sistema politico ed economico del paese: ad aprile viene avviato ‘il programma d’azione’ attraverso il quale, a fronte del modello sovietico pianificato, si apre uno spiraglio al pluralismo economico e a quello politico. Dopo decenni infatti viene introdotta la libertà di stampa e di opinione e viene consentita la nascita di nuovi partiti. Comincia quella che alla storia passerà come “la primavera di Praga”, e che avrà durata breve. Qualche mese infatti e i sovietici, fino a quel momento attenti controllori dell’apparato politico cecoslovacco, decidono che il limite è stato superato: la politica del rinnovamento è una sponda pericolosa per il regime, soprattutto se il principio libertario rischia di propagarsi a tutti i paesi del Patto di Varsavia. Alcuni esponenti comunisti cominciano a organizzarsi e a ordire un complotto.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78207