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Diciamo la verità: non poteva essere inaugurata peggio l’alleanza tra le produzioni tedesca e cinese. Shanghai Baby, diretto dal veterano tedesco Berengar Pfahl, è una bufala di proporzioni gigantesche. Per di più estremamente pretenziosa, come il (vendutissimo, assicurano) romanzo da cui è tratta. Siamo dunque a Shanghai, dove la non più tanto baby del titolo, l’aspirante scrittrice Coco (al secolo la trentottenne Bai Ling, che dieci anni fa mandava in tilt Richard Gere nell’Angolo rosso), si divide tra due uomini, che incredibilmente non battono ciglio davanti alle sue inimitabili idiozie. Il timido pittore locale Tiantian (Gregory Wong), tenerissimo ma impotente, che si limita a riempirla di baci e carezze, e il focoso manager inglese Mark (Luke Goss), spedito dall’azienda in Cina, che a Berlino ha, temporaneamente, lasciato moglie e bambina.La passione con l’amante numero due è esplosa presto, un delirio dei sensi a cui la fanciulla non sa resistere, anche se continua a vivere con l’altro, sempre più depresso da quando ha intuito le corna. Un dolore insostenibile, che lo porta prima lontano dalla sua bella nel sud del paese, e poi lo spinge a trovare rifugio nella droga. La storia, raccontata malissimo e immersa spesso nel buio più pesto, è involontariamente comica, grazie anche agli agghiaccianti dialoghi. Dove brillano perle del tipo: «La mia mente è piena di ombre ondeggianti come quelle di una candela», oppure: «Sei una perfezionista a giudicare da come balli».

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Il fermo di ieri è stato «solo» il trentasettesimo. Il ragazzo rom di nazionalità romena «pizzicato» ieri a Milano da un vigile urbano era stato infatti portato in questura altre trentasei volte. Circa le 15 di ieri, fermata Piola della seconda linea della metropolitana milanese: un vigile urbano in abiti civili – stava rientrando a casa per fine servizio – viene richiamato dalle urla di un cittadino, testimone oculare del furto di un portafogli. La vittima – a testimonianza della destrezza del borseggiatore – una donna, non si era accorta di niente. Il vigile è riuscito ad acciuffare il responsabile. Portato in centrale il sedicenne si è rivelato essere appunto una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, con trentasei fermi precedenti per reati come furto, rapina, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. «Si susseguono le operazioni a contrasto della criminalità operate dalla Polizia Municipale – afferma Riccardo De Corato, vicesindaco ci Milano -. Cinque giorni fa i vigili hanno arrestato in via Sant’Abbondio un clandestino marocchino fermato 34 volte con alle spalle una sfilza di precedenti penali».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291539

Biella – Un uomo ha tentato di rapinare due commessi di un supermercato minacciandoli con una pistola ma, dopo avere ferito uno dei due durante una colluttazione, ha perso l’arma ed è scappato a piedi. Il commesso ferito ha preso la pistola, ha inseguito il suo aggressore e gli ha anche sparato alcuni colpi. Durante la fuga, però, il rapinatore è caduto in un dirupo e, quando è stato ritrovato, era morto. L’autopsia dovrà stabilire se la morte è stata causata da eventuali ferite d’arma da fuoco o dalla caduta. L’episodio, riportato oggi dal quotidiano la Stampa, è successo a Masserano nel Biellese, in frazione San Giacomo mentre due commessi del “Centro Freschi” stavano chiudendo il negozio. La coppia, che aveva l’incasso della giornata (10 mila euro), è stata fermata sul retro del supermarket mentre stava salendo in auto. Alberto V., 41 anni, di Varese, reagisce e lotta con il rapinatore, con il volto coperto e armato di pistola. E’ quest’ultimo a esplodere il primo colpo ed a ferire il commesso ma nella colluttazione Alberto V., pur ferito, riesce in qualche modo a impadronirsi della pistola e spara a sua volta. Il rapinatore cerca allora di scappare in una vicina boscaglia ma cade per una quindicina di metri in un burrone dove poi viene trovato. Alberto V. viene portato in ospedale, è in prognosi riservata, ma non è in pericolo di vita.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=287144

La caserma di BolzanetoVentitre anni e nove mesi di reclusione per 15 imputati e assoluzione per 30: è la sentenza emessa dopo 11 ore e mezza di camera di consiglio dalla terza sezione del tribunale di Genova presieduta da Renato Delucchi. I pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati avevano chiesto condanne nei confronti di 44 imputati per oltre 76 anni di carcere con pene variabili da 6 mesi a 5 anni e 8 mesi di reclusione e una sola assoluzione. In pratica i giudici hanno ridotto di un terzo sia le richieste di condanna che il numero dei condannati. Non hanno inoltre confermato per la maggior parte degli imputati il reato di abuso d’ ufficio doloso, contestato dai pm in sostituzione del reato di tortura non ancora previsto dal nostro ordinamento giudiziario. Solo ad Antonio Biagio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria, infatti, i giudici hanno confermato l’impostazione accusatoria, confermando il reato di abuso d’ufficio. Gli altri condannati sono Alessandro Perugini, all’epoca numero due della Digos di Genova, il funzionario di polizia con il grado più alto nella struttura, e l’ispettore Anna Poggi, rispettivamente a 2 anni e 4 mesi di reclusione ciascuno; Daniela Maida, ispettore superiore ad 1 anno e 6 mesi di reclusione; Antonello Gaetano, a 1 anno e 3 mesi, gli ispettori della polizia di Stato Matilde Arecco, Natale Parisi, Mario Turco e Paolo Ubaldi ad 1 anno di reclusione ciascuno. Massimo Luigi Pigozzi, assistente capo della polizia di Stato a 3 anni e 2 mesi di reclusione; Barbara Amadei a 9 mesi, Alfredo Incoronato a 1 anno, Giuliano Patrizi a 5 mesi.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77162