Che lavorino da anni per la pubblica amministrazione non importa. Che in molti casi, nel frattempo, abbiano messo su famiglia ancora meno. Che da un giorno all’altro si trovino disoccupati, figuriamoci. Basta un emendamento e il precario, dopo il danno di un contratto regolare mai ottenuto, guadagna la beffa della stabilizzazione mancata. Un benservito, senza grazie, né arrivederci.È quello che toccherà a migliaia di lavoratori (circa quarantamila) nei prossimi giorni, dopo l’imminente approvazione di un emendamento all’articolo 37 della legge 1441 (in iter di approvazione parlamentare). Un emendamento nel quale si sopprimono le disposizioni del comma 519 della L. n. 296 (finanziaria 2007) e di tutte le misure normative successive finalizzate alla stabilizzazione del precariato pubblico.Queste norme, unite a quelle che limitano a tre anni la possibilità di lavorare con contratti flessibili, non solo impediranno stabilizzazioni e assunzioni ma anche il mantenimento in servizio dei precari. Ma i lavoratori, increduli e preoccupati, non ci stanno: come si possono buttare via esperienza, competenze, progetti, risultati? Come può un governo responsabile disinvestire su un tale numero di risorse che hanno garantito finora il funzionamento della pubblica amministrazione?Mentre aspettano risposte, partono le mobilitazioni: attività bloccate all’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione professionale dei Lavoratorila) dove 500 precari sono in assemblea permanente.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79469